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La crypto della famiglia Trump chiede licenza bancaria USA: svolta per stablecoin

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Nel mondo crypto, il 2026 si sta aprendo con un segnale che vale più di mille “proclami bullish”: una delle iniziative più discusse dell’ecosistema, World Liberty Financial, legata alla famiglia Trump, avrebbe presentato domanda per ottenere una licenza bancaria federale negli Stati Uniti (forma di “national bank trust charter”). Se confermato e approvato, non sarebbe un dettaglio tecnico: sarebbe un cambio di livello, perché sposterebbe una parte dell’operatività crypto in un perimetro più vicino a quello dei player finanziari tradizionali.

Perché una licenza bancaria è una notizia enorme

Nel settore crypto, “regolamentazione” spesso viene percepita come freno. In realtà, per molte aziende è il contrario: una licenza può diventare un vantaggio competitivo, perché riduce incertezza, apre canali istituzionali e permette di offrire servizi con una cornice normativa più stabile.

Una licenza bancaria (o trust charter) non è “solo un bollino”. Può significare:

  • un unico supervisore federale, invece di mosaici statali e interpretazioni frammentate
  • maggiore credibilità verso banche partner, circuiti di pagamento e clienti corporate
  • possibilità di strutturare in modo più “pulito” servizi come custodia, conversione e, soprattutto, emissione/gestione di stablecoin

In pratica: se il cuore del business è far muovere dollari digitali in modo affidabile, stare dentro un perimetro bancario può rendere tutto più scalabile.

Il nodo stablecoin: la vera partita del 2026

Se guardiamo dove sta andando la liquidità, il tema non è solo Bitcoin o altcoin: è la moneta stabile. Le stablecoin stanno diventando il “binario” con cui si regolano pagamenti, trading e settlement globale 24/7. Ma proprio perché sono sempre più centrali, diventano anche l’area più sensibile per i regolatori.

La domanda di licenza si inserisce in un contesto in cui gli Stati Uniti stanno cercando di rendere più stringenti:

  • requisiti sulle riserve e sulla gestione del rischio
  • trasparenza e controlli operativi
  • separazione tra fondi aziendali e fondi dei clienti
  • responsabilità su custodia e conversioni

Traduzione PepsCrypto: nel 2026 non vincerà chi “stampa” la stablecoin più rumorosa, ma chi dimostra di poterla gestire con standard da finanza reale.

Cosa potrebbe cambiare per utenti e mercato

Se un operatore crypto ottiene un inquadramento bancario, gli effetti possono essere concreti:

1) Custodia più “istituzionale”
Più procedure, più audit, più controlli interni. Per l’utente significa meno improvvisazione, ma anche più richieste KYC e controlli.

2) Pagamenti e conversioni più integrate
Con una struttura regolamentata diventa più facile costruire ponti verso merchant, fintech e grandi aziende. È il passaggio da “crypto per crypto” a “crypto come infrastruttura”.

3) Concorrenza che si sposta sulla compliance
Chi resta fuori da licenze e standard potrebbe trovare più ostacoli: partner più diffidenti, limiti bancari più rigidi, costi di compliance più alti.

Il punto chiave: non è solo politica, è architettura di mercato

Al di là dei nomi, questa notizia va letta come segnale di maturazione: la crypto sta provando a entrare nella stanza dei bottoni non con slogan, ma con strumenti giuridici. È un tentativo di rendere “nativa” l’operatività crypto dentro regole pensate per protezione del cliente, solidità e responsabilità.

E questo porta anche una conseguenza inevitabile: se l’ecosistema si sposta verso modelli bancari, aumentano le garanzie, ma aumentano anche vincoli e tracciabilità. È il prezzo (e il beneficio) dell’integrazione.

La lettura di PepsCrypto

La domanda di licenza non è un evento “da grafico”, è un evento da infrastruttura. Se il 2025 è stato l’anno in cui le stablecoin hanno dimostrato utilità, il 2026 potrebbe essere l’anno in cui si decide chi è autorizzato a gestirle su larga scala negli Stati Uniti. E chi arriva prima con una struttura regolamentata potrebbe giocarsi un vantaggio enorme nel mercato dei pagamenti e del settlement globale.

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