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Family office più esposti alle crypto: allocazioni 2026 tra rischio e infrastrutture

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Oggi il segnale che arriva dal mondo della gestione patrimoniale “seria” è netto: i family office stanno aumentando l’esposizione alle criptovalute, ma lo fanno con un approccio molto diverso rispetto al passato. Meno “scommessa sul token del momento”, più allocazione strutturata, più controllo del rischio e – soprattutto – più interesse verso ciò che sta sotto la superficie del mercato: infrastrutture, custodia, prodotti regolamentati e strategie che non vivono solo di bull run.

Negli ultimi mesi, molte strutture che fino a poco tempo fa guardavano la crypto con curiosità (o diffidenza) hanno iniziato a trattarla come una componente possibile di un portafoglio più ampio: non più categoria “esotica”, ma un pezzo di esposizione a tecnologia finanziaria, liquidità globale e innovazione di mercato. E la fine del 2025, con volatilità e correzioni importanti, sta facendo da filtro naturale: chi resta lo fa perché ha una tesi più matura.

Dal “proviamo” al “mettiamo un processo”

Il cambio di passo non è solo nei numeri, è nella mentalità. Molti family office oggi parlano di:

  • dimensionamento (quanto mettere e con quali limiti)
  • governance (chi decide, con quali regole)
  • custodia (dove stanno gli asset e con quali tutele)
  • liquidità (quanto è facile entrare e uscire senza impattare il prezzo)
  • reporting (tracciabilità fiscale e compliance)

In altre parole: la crypto viene trattata sempre più come un’asset class che richiede procedure, non come una “puntata”. Questo spiega anche perché le prime scelte restino spesso conservative: Bitcoin ed Ethereum continuano a essere i pilastri preferiti quando l’obiettivo è esporsi senza moltiplicare rischi operativi.

Perché il 2026 potrebbe premiare l’infrastruttura più del rumore

C’è un’idea che sta prendendo forza: il 2026 potrebbe essere meno “stagione delle meme” e più “stagione dei tubi”. Tradotto: potrebbero funzionare meglio i segmenti che rendono la crypto più utilizzabile e integrabile nel mondo reale, come:

  • servizi di custodia e sicurezza
  • trading e strumenti di copertura più efficienti (derivati, perps, opzioni)
  • stablecoin e pagamenti/settlement
  • fondi e veicoli che puntano su infrastrutture e non su scommesse direzionali pure

Questo non significa che la volatilità sparirà (anzi), ma che l’interesse “intelligente” tende a spostarsi dove vede margini sostenibili e utilità ripetibile, non solo narrativa.

Volatilità: il rischio che separa investitori e speculatori

Il paradosso è che proprio la volatilità di fine 2025 sta rendendo il mercato più selettivo. Dopo mesi in cui l’attenzione era concentrata su massimi e record, la correzione ha riportato tutti sulla realtà: la crypto può salire tanto, ma può anche scendere forte. Per un family office questo non è uno shock, è un input: significa costruire posizioni con logiche da portafoglio, non da trading.

E infatti molte strategie che stanno emergendo hanno un tratto comune: non puntano solo al rendimento, puntano alla sopravvivenza del capitale. Più diversificazione, più coperture, meno leva, più pazienza.

Cosa significa per chi investe “da retail”

Il movimento dei family office non va letto come “arriva il pump”. Va letto come una lezione operativa:

  1. Se vuoi restare nel mercato a lungo, ti serve un processo (regole, sizing, gestione rischio).
  2. In fasi incerte, spesso vince chi sceglie asset e strumenti più liquidi e più “standard”.
  3. La differenza la fa la qualità dell’esposizione: custodire bene, tracciare bene, capire cosa possiedi e perché.

La lettura di PepsCrypto

Oggi non vediamo un entusiasmo cieco, vediamo una maturazione: i family office si avvicinano alla crypto con l’idea che nel 2026 contino più infrastrutture e strumenti che “colpi” speculativi. È un segnale importante perché spinge l’intero ecosistema verso standard più alti: meno improvvisazione, più solidità.

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