Se c’è un angolo “crypto-adjacent” che oggi sta correndo più veloce di quasi tutto il resto, è quello dei prediction market: mercati dove si scambiano contratti legati a eventi reali (sport, politica, economia, persino risultati societari). Per anni sono rimasti una nicchia per appassionati, poi è arrivato l’effetto valanga: prima la politica ha acceso i riflettori, ora lo sport sta trasformando queste piattaforme in prodotti di massa, con volumi che iniziano a parlare la lingua della finanza vera.
Il segnale più evidente è la traiettoria di Kalshi, che in dodici mesi ha visto cambiare completamente la composizione della domanda: dopo il picco legato alle elezioni, l’attenzione si è spostata sullo sport, che oggi rappresenta la parte dominante degli scambi. I numeri raccontano un cambio di marcia netto: non parliamo più di “scommesse alternative”, ma di un’infrastruttura che muove liquidità su scala miliardaria, con settimane in cui alcuni eventi sportivi generano volumi da asset class emergente.
In parallelo resta centrale Polymarket, che mantiene un’identità più vicina al mondo on-chain e alle dinamiche tipiche dei mercati crypto: attenzione altissima alle notizie, pricing in tempo reale, volatilità emotiva quando un evento cambia probabilità in pochi minuti. La differenza, oggi, è che queste piattaforme non stanno più competendo solo per gli utenti nativi: stanno competendo per la distribuzione. E quando la distribuzione entra in gioco, il mercato cambia pelle.
Qui entra il tema chiave di giornata: l’interesse crescente di player mainstream. L’integrazione di prodotti e flussi “prediction” dentro app retail e broker sta facendo da acceleratore. Se l’utente può aprire una posizione su un evento con la stessa semplicità con cui compra un’azione o un ETF, il salto culturale è enorme: sparisce la frizione, resta solo l’impulso. È una dinamica che ricorda molto da vicino ciò che è successo alle crypto negli anni in cui l’accesso è diventato mobile-first e “one tap”.
Ma questa crescita porta con sé un’ambivalenza: i prediction market sono più vicini alla finanza o al gambling? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Strutturalmente possono diventare strumenti utili di hedging (copertura) e di price discovery (prezzi che sintetizzano informazioni disperse). Allo stesso tempo, quando la maggior parte del volume si concentra su partite e risultati, il rischio è che l’esperienza venga percepita come intrattenimento ad alta frequenza, più che come investimento.
Ed è proprio questo il punto che interessa il mondo crypto: se i prediction market diventano “infrastruttura”, allora diventano anche un layer informativo per altri prodotti. Probabilità che finiscono in dashboard, segnali che alimentano strategie quantitative, contratti evento che si intrecciano con DeFi e stablecoin. In altre parole: non sono solo mercati dove si scommette, ma mercati che trasformano l’incertezza in un numero aggiornato in tempo reale.
La prossima partita si giocherà su due fronti. Il primo è regolatorio: più i volumi crescono, più aumentano attenzione e pressione. Il secondo è la qualità del prodotto: trasparenza su regole e liquidità, protezione dell’utente, gestione dei rischi (soprattutto quando entrano leve, bonus, incentivi e meccanismi tipici del growth aggressivo). Se questi due fronti reggono, i prediction market potrebbero diventare uno dei ponti più potenti tra finanza tradizionale e mondo crypto, anche per chi non ha mai comprato un token.


